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Chi fa web marketing è un artigiano Post Industriale?

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26 novembre 2013

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La settimana scorsa sono venuti a trovarci due gruppi di studenti del Corso di Sociologia del Post Industriale del dipartimento di Scienze Sociali, Università Federico II di Napoli. Non si è parlato tanto di cosa facciamo, cioè, anche di quello, ma principalmente abbiamo mostrato loro “come” lo facciamo. Due giornate interessanti.

I ragazzi sono stati molto professionali. Ci hanno osservato come solo gli scienziati sociali sanno fare, cercando di limitare il più possibile l’interazione e facilitando più che altro le nostre osservazioni sulle modalità in cui operiamo ogni giorno.
Più che altro gli studenti erano interessati a scovare nelle nostre pratiche le nuove forme di artigianato post industriale, le specificità proprie di chi usa il proprio intelletto creando valore ogni giorno per le piccole e medie imprese, la tecnica, la cura, lo scambio, soprattutto il nostro rapporto con il tempo di lavoro.

Come si sviluppa il nostro tempo di lavoro?

Una grossa differenza emersa tra noi e chi svolge un lavoro di tipo operaio, d’ufficio o artigianale inteso in termini tradizionali, è che queste categorie di individui tendono a separare il tempo del lavoro da quello privato/personale, insomma, per chi ha un mestiere “normale”, c’è un tempo per il lavoro e uno per il resto delle cose. Ragionando di questo, ci siamo trovati d’accordo nel commentare che per chi opera nel settore della comunicazione (almeno per noi GAFF), la distinzione tra tempo di lavoro e tempo privato è molto labile, essendo la nostra un’attività fatta di passione, presenza e contemporaneità al punto che possiamo trovarci a operare a qualunque ora e anzi, i nostri partner più seri, scrittori e docenti universitari, scambiano serenamente il giorno per la notte. È evidente che nessuno di noi si aspetta l’idea brillante tra le 9 e le 18…sarebbe scontato.

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Interazione – Integrazione – Interdipendenza

Altro aspetto importantissimo della vita in agenzia di comunicazione digitale è l’interdipendenza, ovvero il punto a cui ogni gruppo di lavoro deve arrivare dopo essere passato per le fasi di interazione e integrazione: ognuno di noi deve occuparsi esclusivamente del suo ambito e allo stesso tempo dev’essere in grado di raccordarsi e/o, in casi limite, di “mettere una pezza” in soccorso dei colleghi assenti o in altro tipo di difficoltà.
La macchina funziona se siamo in grado di sviluppare relazioni, immagini, testi, software e seo in modo organico, come se fossimo un unico consulente (parecchio forte!).

Il fatto di essere una piccola agenzia e di non fare mai cambi di formazione comunque è un vantaggio non indifferente, perché ognuno conosce bene i limiti e la forza degli altri, ed essendo pochi nel board, non corriamo il rischio di perderci informazioni preziose per la via.

Ci siamo organizzati così, mettendo dentro tutto e solo quello che ci serviva. ☺

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