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social media marketing: il caso boobstagram

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26 settembre 2012

boobstagram

Antonia se la prenderà con me, ma credo sia importante, insomma quando pure l’obiettivo sia raggiunto per una persona, non  si è perso tempo.

Boobstagram funziona perchè colpisce i maschietti per arrivare alle femminucce: un giorno su facebook mi trovo davanti un decoltè effettato con instagram. Ci clicco sopra per ovvi motivi e mi ritrovo a navigare su questo sito web francese montato su Tumblr, in cui vengo quasi tramortito da un’infinità di tette, un muro proprio, che con lo schermo da 24 pollici mi sono entrate in casa, ho offerto loro il caffè, s’è fatto amicizia.

Dopo aver cliccato “mi  piace” sulla pagina facebook, sempre per gli stessi ovvi motivi, ho letto una frase in piccolo nella homepage del sito, l’unica in inglese: “Showing your boobs on the web is good, showing them to your doctor is better“.

Tutto è diventato immediatamente chiaro, cristallino: reclutare giovani pervertiti come il sottoscritto (giovani dentro, s’intende) per renderli PR digitali di una delle più utili iniziative virali mai legate al tema della salute.

good-better

Porterai la tua compagna a conoscenza dell’iniziativa chiedendole di posare per una foto da inviare a Boobstagram e visto che non si vede il viso, a meno di non essere impegnato con una signora di quelle proprio “di principio”, otterrai la soddisfazione temporanea di vedere la tua prediletta anonimamente impiegata come oggetto dell’ammirazione per le sue grazie da migliaia di utenti del web. Semplice ed efficace, per una volta la potente leva del sesso messa al servizio di una buona causa.

Francesco Margherita (stavolta mi firmo per evitare che Tano e Mart prendano mazzate al posto mio).

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