Agenzia SEO, SEM, Social Media e Web Marketing a Napoli

Se fai web marketing, stai attento a come usi i fake

c
1 ottobre 2012

james-bond

Oggi parliamo di uno degli aspetti più nascosti e affascinanti della promozione online, l’utilizzo di fake o come mi piace definirli “profili ombra”. Come fa notare Alessandro Sportelli nel suo ebook dedicato alla promozione “Come creare o promuovere un forum da zero“, (par. 7.6) se ti trovi ad avviare la conversazione su di un forum, o su una qualunque comunità che non abbia ancora utilizzato gli strumenti orizzontali di promozione online, può essere d’aiuto utilizzare profili diversi per caratteristiche socio demografiche, ma tutti aventi la stessa anima, tu.

 

Lo stesso Sportelli si rende conto e condivide che la soluzione dei fake non sia il massimo dell’eleganza, tuttavia risulta utile nella carenza di attenzione di cui soffre qualunque startup per ovvi motivi. Trasportando il discorso fake dai forum legati a business personali alle grosse community orientate al branding, esiste una branca del marketing di cui si sente pochissimo parlare, l’infiltration marketing  che attraverso la brand infiltration produce ingaggio sulla base del principio che le tribù online ricercano informazioni su prodotti e servizi nelle comunità frequentate da loro amici, loro pari, insomma, altri come loro, non emissari (a vario titolo) dell’azienda che parla al proprio target.

 

Visto che oggi i dati ci confermano che facebook da solo non è sufficiente a produrre l’ingaggio necessario a stabilire rapporti di tribalizzazione fra gli utenti, sarà ancora più utile in caso si scelga di procedere nella modalità infiltration, conoscere bene la differenza tra un fake fatto bene e un troll, sporco e maleodorante:

 

I fake devono innescare nella fase iniziale i meccanismi tribali necessari a generare attenzione e traffico, per questo devono essere semplicemente reali, quindi non veri ma verosimili, presenti su più account social, con interessi e professioni delineati, con un certo numero di amici e contatti e un minimo di vissuto, insomma ci siamo capiti, be real!


I troll sono semplicemente profili con una foto qualunque (magari quella di un calciatore), senza storia, senza network, insomma come si dice a Napoli “pezzotti“.

 

La differenza tra i primi e i secondi è nel tempo (quindi nel costo) necessario a produrli e ovviamente nel grado di professionalità con cui vengono realizzati. Solitamente i troll vengono creati da principianti o stagisti alle prime armi, sono facili da riconoscere e possono arrecare un danno grave all’immagine dell’azienda per cui vengono impiegati.

 

I fake invece, sebbene l’utilizzo ne venga spesso accostato alle pratiche scorrette dal punto di vista etico deontologico, quando riescono a essere davvero utenti potenziali, possono addirittura raggiungere gli influencer e condurli all’interno di una rete comunitaria, incrementando il social networking potential di un’azienda.

 

La più grossa ingenuità in assoluto è creare un fake/troll al solo scopo di diffondere su di un solo network una sola informazione promozionale di servizio, per poi restare là a morire lentamente. Queste pratiche si ritorcono sistematicamente contro chi le utilizza perchè non fanno altro che riempire il web di spazzatura basandosi sul presupposto che gli utenti del web siano stupidi.

Va da sé, che l’infiltration è una modalità di engagement, non porta risultati al di là di un prodotto o un servizio valido e di un piano editoriale che aggiunga valore in termini di comunicazione. Quindi un fake, per quanto ben realizzato, se non ha niente da dire non è altro che un troll fatto bene.
Inutile nascondersi dietro a un dito!

 

Francesco Margherita
Ultimi Post