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Social network post mortem: perché è virale

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22 febbraio 2013

 

Post sta per “dopo” in latino, ma anche per “pubblicare” in inglese. Mettendo insieme le due lingue succede il “post post”, ovvero il pubblicare dopo.

Ma dopo la morte non c’era il paradiso o la reincarnazione? Può darsi. Immagina che te ne stai sopra la tua bella nuvoletta con San Pietro e gli angioletti a sorseggiare un caffè la cui marca è nota per ovvi motivi: ogni tanto entri nei sogni dei tuoi parenti e se sei di buon umore gli lasci due o tre numeri buoni da giocare.

E mentre insomma te ne stai beato tra i beati, rimane “altro” che un ricordo di te in chi ti ha conosciuto, qualcosa di simpatico e vagamente macabro per i tuoi amici, terrificante per chi ti è stato vicino davvero.

Piattaforme come Deadsoci.al sono virali perché risuonano attraverso due tensioni centrali di ogni individuo:

1) La paura di morire e il conseguente attaccamento alla vita.

2) La permanenza digitale dell’informazione, che in questo caso è l’informazione per eccellenza: tu.

 

La presunzione di immortalità

E la catarsi? Beh, una volta creato l’account scatta uno di quei momenti (tranquilli dura poco) che Alex Giordano definirebbe di “consapevolezza spietata” in cui prendi atto che morirai, perché lo hai sottoscritto, hai implicitamente ammesso che per quanto grande possa essere il tuo ego, per quanto importante il lavoro che svolgi e per quanto profondo tra i bit sia il solco della tua coscienza digitale, un giorno diventerai freddo e morirai.

Insomma, si gioca sulla nostra presunzione di immortalità, quel meccanismo di inconsapevolezza su cui noi sociologi ci scassiamo la testa da 60 anni e che ci consente di ripetere ogni mattina sempre gli stessi movimenti, di pensare le stesse cose e commettere gli stessi errori. Si, dobbiamo morire e ne abbiamo paura, per questo scegliamo un’immortalità equivoca, fatta di autoipnosi cronica, zombismo da metropolitana, meccanicismo da fila alla posta, schiavitù da un lavoro che detestiamo eccetera, eccetera eccetera.

Poi un bel giorno ci viene detto: continua a postare dopo la morte!

“cavolo, ma alla fine si muore?”

 

Francesco Margherita (attualmente in vita, presente)

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