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Business Model per startup

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16 settembre 2012

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Cosa hanno in comune una startup e una azienda che vuole innovare? Più di quanto potrebbe sembrare. Hanno entrambe necessità di elaborare un modello di business.

Per una startup questa affermazione sembra ovvia, forse meno per aziende consolidate. Per le seconde in effetti si porrebbe la necessità di implementare in maniera costante il Business Model Innovation, per verificare se il ciclo di vita del proprio business non abbia necessità o possibilità di cambiare periodicamente il proprio core business. Ma non vorrei distogliere l’attenzione dall’oggetto del post. Per innovazione si intende anche un investimento nei canali digitali con l’introduzione di nuovi segmenti di clientela, nuove offerte di valore o diversi modi di generare ricavi. Da questo punto di vista anche un’impresa consolidata sarebbe una startup digitale!

Troppi pensano che avviare attività complementari o social in internet sia semplice solo perché esistono tool anche gratuiti per farlo in poco tempo. Ma come l’avvio di un e-commerce non porterà improvvisamente chissà quali introiti, l’apertura di una pagina Facebook o di un canale Twitter non basteranno per assumere una identità digitale che comporti chissà quale vantaggio competitivo. Non dimentichiamoci che il fine ultimo delle attività d’impresa dovrebbe essere sempre “vendere”, possibilmente di più o meglio.

 

Un modo innovativo per elaborare modelli di business è rappresentato dal canvas proposto da Osterwalder, una rappresentazione grafica a nove blocchi che spiega come un’azienda crea, distribuisce e acquista valore. I nove blocchi rispondono alla esigenza di definire: il valore offerto, i segmenti di clientela, i canali, le relazioni con i clienti, il flusso di ricavi, le risorse chiave, le attività chiave, i partner chiave e i costi. Il vantaggio di questo modello consiste in una rappresentazione grafica che permette una visualizzazione unica e pratica del proprio business.

 

Solo dopo aver elaborato questo modello, sarà possibile elaborare un business plan con lo scopo di quantificare l’investimento e i tempi necessari a realizzarlo.

Immagina di produrre gioielli e di avere un punto vendita, molto noto nella tua città e che tu voglia avviare una attività di commercializzazione su internet. Il passaggio sembra facile, sembrerebbe che basti aprire un nuovo sito e inserire il tasto shop, una sorta di nuova vetrina molto più grande che porterà automaticamente nuovi profitti, magari con una piccola campagna PPC o una bella pagina Facebook. Attenzione, però, stai in realtà innovando il tuo business attraverso un nuovo canale (il web) e ti stai rivolgendo forse a nuovi segmenti di clientela e dovresti porti delle domande:

 

1. Quale sarebbe il valore offerto? Attenzione a non confondere il valore con i beni o servizi che produci: interpreteresti nuovi bisogni? Il tuo brand farebbe sentire i clienti più cool? Offriresti prestazioni più performanti, personalizzazioni o un prezzo più basso? Il tuo sarebbe un design superiore? Garantiresti una maggiore accessibilità e utilizzabilità?

2. Per chi staresti creando valore? Emergerebbero dei segmenti di clientela rilevanti per bisogni specifici, tipi di relazione o per differente redditività? Ti rivolgeresti a mercati di massa, a mercati di nicchia, segmentati, diversificati o multi-sided?

3. E quali relazioni andrebbero stabilite con i clienti per rendere evidente la tua proposta di valore? Prevederesti una assistenza diretta, automatizzata, dedicata, oppure la possibilità di un self-service? Apriresti una community, un blog o un canale social con funzioni di social CRM?

 

E queste sarebbero solo le prime domande da porti. Sei pronto per il tuo modello?

Per approfondimenti puoi visitare il sito www.businessmodelgeneration.com oppure contattarci.

 

Francesco Martusciello

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