Agenzia SEO, SEM, Social Media e Web Marketing a Napoli

5 motivi per non comprare liste email

c
19 novembre 2012

acquisto-liste-indirizzi-emailSu internet è facile imbattersi in siti web che propongono “l’affare” di acquistare liste email su cd con offerte del tipo “ 12 milioni di email alla modica cifra di 700 € “.

Per conoscere meglio questo argomento ecco di seguito alcuni consigli tratti da un articolo di Marco Merlo:

 

Policeman- Per prima cosa ricordiamo che ogni email deve avere il consenso espresso della persona a ricevere comunicazioni commerciali.
- Per le liste che si comprano da fornitori esterni ci deve anche essere il consenso a ricevere comunicazioni di terze aziende.

In quest’ultimo caso sarà l’azienda che ha raccolto i dati e che spedirà i messaggi ad aver premura d’indicare nel messaggio una frase del tipo “Abbiamo selezionato per voi l’offerta del sito di ecommerce XXX”, oppure ad aggiungere nel disclaimer riferimenti su dove e da chi i dati sono stati raccolti.

 

- Le eventuali cancellazioni dalla lista avverranno direttamente sulla lista originale, cioè quella del proprietario. Quanto detto è finalizzato a rendere noto all’internauta perché e come ha ricevuto il messaggio pubblicitario.

Quindi nel caso di acquisto di una lista email da un sito online, viene subito meno uno dei requisiti richiesto dalla legge, non solo italiana ma anche europea, per cui i nuovi proprietari della lista in realtà non posseggono alcun consenso da parte dell’internauta che tutto al più ha dato il consenso all’azienda che vende le liste.

 

Non ci sono solo aspetti legali di cui vogliamo parlare ma altri certamente più gravi che riguardano la tua strategia di marketing:

 

1) Il deterioramento dell’immagine del tuo marchio.

Per prima cosa dei “12 milioni d’indirizzi email pagati 700€” sicuramente non tutti fanno parte del tuo target e inoltre, il fatto di stare in quella lista significa ricevere massicce dosi di email pubblicitarie.

 

viagra-300x225Un invio del genere restituirà presumibilmente un tasso di “apertura” dell’ 1%. Qualcuno sostiene che un dato del genere su 12 milioni d’invii sia positivo però gli invii massivi, come strategia, ci sembrano un ragionamento da “spammer” che tutt’al più può andare bene per chi vende il viagra e non ha un immagine da salvaguardare sul mercato.

 

Immagina dunque decine di milioni di internauti che ricevono una tua offerta a cui non sono interressati, inviata ad una email per la quale non è stato dato consenso all’invio. È molto probabile che gli internauti si faranno una cattiva idea del tuo marchio e che richiederanno la cancellazione dei loro dati o peggio ancora ti segnaleranno come “spammer” a organismi di controllo della rete.

 

qb-spam-jam

2) Una caduta considerevole del vostro tasso di consegna 

Come funzionano i filtri anti spam?
Ecco i criteri:
• pulizia della lista
• reattività della lista
• assenza di cancellazioni
• assenza di denunce per spam

 

Si capisce che l’uso massivo di una lista con email di origine dubbie segnalerà il tuo nome ai filtri antispam e ciò pregiudicherà i successivi invii sia a liste prospect sia a liste clienti.

 

3) Caduta dei risultati nelle dem di fidelizzazione

Se un gestore (ad esempio gmail) vi ha giudicato spammer, non distinguerà quando vorrete comunicare alla vostra clientela o fare prospezione. In ogni caso stopperà la vostra campagna anche se la vostra comunicazione è perfettamente legittima. Il risultato di tutto ciò è che le tue preziose newsletter di fidelizzazione, che generano risposte e profitti, finiranno nel cestino degli “spam” senza raggiungere il tuo cliente. Si ottiene così una caduta dei risultati nelle dem di fidelizzazione.

E anche il fatturato ne risente !!

C’è chi usa il trucco di spedire da diversi indirizzi IP, ma se i link puntano sempre al tuo sito, prima o poi i gestori arrivano sempre a bloccare quelle dem classificandole come provenienti di uno spammer.

4) Ripercussioni sulle attività e le relazioni con i clienti

Le email di conferma di un ordine o quelle che riguardano le password, le altre comunicazioni di servizio, insomma tutto quello che spedite via email rischia di finire nel cestino spam e di conseguenza il numero di telefono del servizio clienti rischia la congestione per le proteste e i disservizi.

5) Sanzioni

Organismi locali e internazionali ti metteranno sotto osservazione a fronte di utenti che ti avranno denunciato e indicato come spammer perché invii pubblicità non desiderata senza averne il consenso. Il garante della privacy può arrivare a infliggerti una multa salata e tutto questo per aver comprato a prezzo stracciato un cd contenente milioni di email o perché ti sei affidato ad un centro media poco chiaro per una campagna di prospezione o ancora più assurdo, per aver accettato di pagare in base al numero di aperture, senza pensare che il fornitore possa servirsi di un cd con milioni di email di origine incerta.

target

Piccolo TEST:

Ad ogni modo un test pratico, fatto su pochi casi e magari su IP differenti, per capire se la lista che stai utilizzando sia dubbia è il seguente:

se il tasso di apertura delle email è < 5% e il tasso dei ritorni per “indirizzo email errato” è > 10% allora lascia perdere!!

 

Il consiglio finale per minimizzare i rischi è quello di richiedere garanzie a chi offre le liste sulla loro targetizzazione, accertarsi che la raccolta dei dati sia avvenuta in conformità alla legge (opt in) e attraverso quale portale, landing page o form di iscrizione proviene.

 

Articolo gentilmente concesso da Clic et Site leader in Francia dell’affitto di liste per azioni dem.


Ultimi Post